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INTRODUZIONE AL GRANDE FORMATO
Le stampanti di grande formato, un tempo dedicate esclusivamente alla produzione di disegni tecnici (piantine di edifici per usi ingegneristici e architetturali, schemi di circuiti elettrici e/o elettronici, progetti meccanici ecc.), rappresentano oggi una delle aree più promettenti del digital printing. Il perché è presto detto: man mano che si affinano le caratteristiche tecniche dei prodotti e che migliorano prestazioni, precisione e qualità degli output, le stampanti digitali dimostrano le proprie doti di flessibilità e hanno ormai abbattuto le barriere che le rendevano inadatte per talune applicazioni della stampa tradizionale. Nella stampa di grande formato (wide-format printing) anzi, le possibilità offerte dalla stampa digitale hanno già superato di gran lunga quanto reso disponibile dalla stampa tradizionale. Infatti, oggi è per esempio possibile stampare manifesti di dimensioni qualsiasi su richiesta (on-demand), oppure realizzare stampe grafiche in alta definizione su supporti rigidi quali metallo o vetro. Sembrano perciò piuttosto lontani i tempi in cui i plotter a penna, oggi praticamente scomparsi, tracciavano con precisione, ma a velocità molto ridotte disegni tecnici realizzati tramite applicazioni CAD (computer-aided design).
COSA ESATTAMENTE SI DEFINISCE CON GRANDE FORMATO?
Nonostante le fonti non siano tutte perfettamente concordi su questo punto, possiamo dare una definizione di massima di che cosa si intende con esattezza quando si parla di Grande Formato. Innanzi tutto, qual è la dimensione minima dell’area oggetto della stampa Wide Format? Secondo diverse fonti, si parte da 17” (circa 40 cm), mentre altre fonti (per esempio, la rivista online dps, Digital publishing solutions) pongono il limite inferiore un po’ più in alto, a 24” (60 cm). Per i nostri scopi, possiamo stabilire che un dispositivo è “di grande formato” o “Wide Format” quando è in grado di stampare materiali con un formato minimo pari a UNI A2 (420 x 594 mm). Si può anche definire un limite superiore in termini di area stampabile da un dispositivo di grande formato: numerose fonti fissano la massima larghezza utilizzabile a 100 pollici (254 cm), limite oltre il quale si invade il territorio del super-wide o ultra-wide format. Altre fonti stabiliscono lo stesso limite a 95” (poco più di 240 cm). Ai nostri fini, possiamo allora definire che il limite tra Wide Format e Super-Wide Format è rappresentato da 4 formati oltre il formato carta UNI A0 (841 x 1.189 mm), cioè 1.682 x 2.378 mm(*).
TECNOLOGIE E APPLICAZIONI
Le tecnologie utilizzate nella stampa di grande formato sono molte e differenti le une dalle altre. Storicamente, le prime stampanti, nel senso di dispositivi atti a produrre stampe su carta, sono stati i cosiddetti plotter a penna, basati sulla riproduzione dei gesti tipici del disegnatore che lavora al tecnigrafo: una penna con punta più o meno sottile, solitamente in fibra (o, a volte, un pennino a china), montata su un apposito carrello e pilotata da una cinghia o un filo a loro volta mossi da un motore elettrico e pulegge, viene spostata sopra il foglio di carta in senso orizzontale (ascisse, X), mentre il movimento lungo l’asse verticale (ordinate, Y) è garantito dal motore che alimenta e fa avanzare il foglio di carta da stampare. In alcuni plotter a penna più piccoli (formato A4 o A3 max), il foglio viene tenuto fermo su un piano e la testina con la penna scrivente si sposta sia in senso orizzontale che verticale, ma questa soluzione è piuttosto rara e obsoleta. I settori di applicazione dei plotter sono quelli ben noti dell’aec (architecture, engineering and construction), del gis (geographic information systems) e del cad.
Un’altra tecnologia recente (anzi, nel grande formato è addirittura la più recente, almeno come utilizzo nelle apparecchiature commerciali) è l’elettrofotografia, che, analogamente alla versione di piccolo formato per l’ufficio, opera su carta comune e una molteplicità di altri materiali, dalle etichette ai fogli in vinile, purché resistenti al calore del dispositivo di fusing, solitamente basato su due rulli fusori metallici, uno dei quali è ricoperto di gomma e l’altro di teflon, quest’ultimo riscaldato a una temperatura, necessaria per fondere le particelle di toner plastico, superiore ai 150°C.
Ma la tecnologia oggi sicuramente più diffusa per quanto riguarda il grande formato è sicuramente la stampa a getto d’inchiostro o ink-jet. Suddivisa nelle due varianti termica (Thermal Ink Jet) e piezoelettrica, la stampa a getto d’inchiostro ha oggi raggiunto alti liveli di qualità e di prestazioni, che, aggiunte alla flessibilità e all’affidabilità ne hanno determinato il successo. In particolare, la tecnologia ink-jet termica opera attraverso lo “sparo” sulla carta dell’inchiostro attraverso un suo rapido riscaldamento e quindi evaporazione, che lo spinge, sotto forma di piccole gocce, fuori da particolari ugelli racchiusi in una testina in movimento. Analogo discorso vale per la stampa ink-jet piezoelettrica, con l’unica importante differenza che la spinta all’inchiostro per colpire la carta viene fornita da piccole pompe piezoelettriche (cristalli che si deformano quando percorsi da corrente).
Da ultima, citiamo la tecnologia di stampa elettrostatica, basata sull’impiego di un rullo o cinghia di materiale plastico dielettrico, su cui viene deposta da appositi stili un’immagine latente elettrostatica che viene sviluppata con toner. Segue il trasferimento del toner su carta/supporto e il fissaggio con calore/pressione.
GLI INCHIOSTRI E I SUPPORTI
L’ultima tessera del puzzle della stampa di grande formato è rappresentata dalla scelta degli inchiostri e dei supporti adatti per ogni esigenza applicativa. Nel primo caso, le opzioni oggi disponibili sul mercato sono essenzialmente tre:
La scelta del tipo uno offre alcuni vantaggi, come la non tossicità e quindi la possibilità di produrre ed esporre le stampe in ambienti chiusi senza problemi. Tuttavia, i poster stampati con questi inchiostri non possono essere esposti all’aperto se prima non viene applicata una pellicola protettiva sulla stampa (laminazione). Non è possibile stampare materiale plastico se prima non è stato sottoposto a un trattamento superficiale particolare. La seconda invece pone alcune limitazioni, soprattutto in fase di stampa, come la necessità di aerare, secondo quanto stabilito da apposite norme, i locali dove si usa; d’altra parte, è possibile esporre i poster, per esempio, senza particolari problemi anche all’aperto. Per quanto riguarda la terza, i cosiddetti inchiostri Uv, la stampa è di qualità ottima e non ha problemi di asciugatura (come invece la prima soluzione). Le stampe sono abbastanza resistenti, ma l’assorbimento di energia elettrica e il costo delle stampanti aumentano.
(*) Nota tratto da: Cesare Giacomini, Appunti di informatica libera, 2008.
I produttori/distributori citati nelle schede prodotto
I marchi delle apparecchiature di grande formato commercializzate in Italia e i rispettivi distributori
| Agfa Agfa | Mutoh MM Electronic, Reis Elettronica, Rigoli Fime |
| Canon Canon Océ | Neolt Neolt |
| Contex Rigoli Fime | Océ Canon Océ |
| Epson Epson | Rigoli Fime Rigoli Fime |
| Grapo Unilink | Roland Roland DG Europe |
| HP Hewlett-Packard Hewlett-Packard | Seiko Neolt |
| Kip Kip Italia, Rigoli Fime | Triumph Adler Tadi |
| Kyocera Mita Kyocera Mita | Unilink Unilink |
| Mimaki Bompan | Xerox Xerox |